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RASSEGNA STAMPA
EOLIE, IRA DI ALBERGATORI E COMMERCIANTI: «ORA DEVONO RIPAGARCI DEL DANNO»
Roberta Amoruso e Valentina Errante per "Il Messaggero"
Il primo comitato è nato in pieno lockdown, si chiama Eolie 20-30, e ha già valutato l' ipotesi di chiedere un risarcimento dei danni allo Stato. Sono albergatori e ristoratori delle isole Eolie, meta turistica gettonatissima che ha accusato il colpo sin dalla primavera quando, per alberghi e ristoranti del Sud, di solito, ma non quest'anno, inizia la stagione calda. E non sono gli unici. L' attenzione delle associazioni di categoria, è in queste ore tutta concentrata sui provvedimenti in rampa di lancio, tra il decreto agosto e la conversione del decreto semplificazioni, ma i nodi restano, perché gli imprenditori del meridione, costretti alla serrata forzata di oltre tre mesi, sanno già che i provvedimenti varati dal governo «Rischiano di essere un' altra occasione persa», come spiegano gli artigiani e i titolari di piccole imprese. Dai ristoranti ai bar, dagli alberghi fino ai commercianti al dettaglio si contano già troppe chiusure definitive. Un bilancio che pesa ancora di più dopo la desecretazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico, che conferma quello che già era evidente a tutti, ossia che il basso numero di contagi al Sud rendeva tutt' altro che necessario un lockdown totale. Il Comitato è nato quasi spontaneamente, quando la dichiarazione dello stato di emergenza per decreto ha fatto presagire ad albergatori e ristoratori delle isole più visitate d' Italia che le cose sarebbero cambiate per sempre. Il nome Eolie 20-30 non è casuale. Punta, spiega Fabrizio Famularo, uno dei portavoce, a una programmazione decennale. «Non si può vivere di promesse», commenta. Quando sembrava che non si potesse partire avevano chiesto al governo un fondo emergenziale per le imprese e il passaporto sanitario per gli accessi alle isole minori. Adesso la stagione, in qualche modo, è stata avviata, ma le presenze sono ridotte e la valutazione di una class action contro lo Stato rimane sul tavolo, perché i fondi non ci sono. Le porte sono aperte a tutti gli imprenditori che vogliano aderire all' iniziativa: «Abbiamo perso troppi soldi, ci devono risarcire». La pausa estiva è obbligata, «A settembre ne riparleremo - spiega Famularo - Adesso, qui alle Eolie, ristoratori e albergatori come me, sono tutti impegnati nel recuperare il tempo perduto e far fronte a una crisi assassina. Ma - aggiunge - ho letto ieri che, secondo gli esperti, in alcune regioni come la Sicilia, il lockdown si poteva evitare. Quello che è successo è inspiegabile. Soprattutto a fronte delle conseguenze disastrose. Appena avremo il tempo di discuterne affronteremo la questione da questa nuova prospettiva». In particolare le associazioni degli albergatori aspettano di sedersi al tavolo con il governo per accedere ai fondi promessi al turismo. L' allarme arriva soprattutto dalle piccole imprese. «Una larga parte dei fondi europei andrà ai grandi gruppi e alle multinazionali, mentre alle piccole attività rimarranno solo le briciole» spiega la Comitas, il coordinamento micro-piccole-medie imprese per la tutela e l' assistenza, «è indispensabile introdurre criteri equi e trasparenti nella ripartizione degli aiuti europei». In caso contrario un terzo delle piccole imprese italiane andrà verso il fallimento o alla chiusura entro il 2021, avverte la Comitas. «Ecco perché non c' è più tempo da perdere»…