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Categoria: Cultura

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di Martina Costa

Scoprire la Sicilia con Nadia Terranova. Intervista a cura di Martina Costa

La definizione della propria identità è una delle sfide principali che molti giovani si trovano ad affrontare oggi. Come Aurora e Giovanni, i protagonisti de "Gli anni al contrario", due ragazzi che si incontrano durante gli anni universitari, legati da passioni comuni e dall’incertezza del futuro.

Tra esami da recuperare e speranze riposte in un futuro incerto, i sogni di Aurora e Giovanni si intrecciano, mescolando baci e libri, mentre cercano un equilibrio tra desiderio e significato.
In un’epoca che spinge le nuove generazioni a reinventarsi, le storie dei protagonisti raccontano una realtà universale: quella di chi lotta per sfuggire a un destino già scritto, e scrivere con le proprie mani la storia della propria vita.

Quando sento Nadia per questa intervista, sto leggendo il suo primo romanzo, "Gli anni al contrario", dopo aver appena terminato "Quello che so di te", il suo ultimo lavoro. È come fare un tuffo in un passato che non ho vissuto in prima persona, ma che attraverso le sue parole cerco di ricostruire. Siamo nella Messina degli anni '70, un' epoca di sogni rivoluzionari e di forti ideali, dove la politica rivestiva un ruolo centrale nella vita quotidiana.

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Queste pagine mi conducono in un periodo carico di fermento, dove le aspirazioni di cambiamento si intrecciavano con la realtà di una generazione che cercava di trasformare il mondo attorno a sé. E attraverso la sua scrittura, riesco a comprendere come, nonostante il passare del tempo, le cose, pur cambiando, non abbiano mutato la natura profonda dell'uomo e dei giovani. La ricerca di un’ identità, che spesso si veste di ideali e sogni grandiosi, rimane una lotta universale e senza tempo.

Ma c'è una verità che emerge con forza: nel momento in cui quell'identità sfugge, quando non si riesce a realizzarla, il rischio è grande. È il rischio di perdere tutto, di smarrirsi in un vuoto che la speranza non riesce più a colmare.
La storia di Aurora e Giovanni non è solo un racconto di un’epoca a noi lontana, ma un grido che risuona ancora oggi, perché parla di noi, dei nostri desideri, delle nostre delusioni e di quella ricerca incessante che ci definisce, ci muove e ci segna per sempre.

Nadia Terranova è una delle voci più significative della narrativa contemporanea italiana, nata a Messina, vive a Roma dove porta avanti il suo lavoro “di penna”. Una penna capace di catturare le sfumature più profonde dell'animo umano, già dal suo esordio, nel 2015, con "Gli anni al contrario". E la mia chiacchierata con Nadia comincia proprio da qui…

D: Nadia, vorrei partire da una “frase simbolo" di questo romanzo: «Mischiavano i baci con i libri».
I baci, simbolo di una connessione immediata, fisica, che evoca desiderio e affetto; i libri, al contrario, sono lo strumento per cercare un significato più profondo, per sfuggire alla superficialità del presente e trovare un senso nel mondo. Cosa rappresentano, per i protagonisti, questi due mondi così diversi, ma allo stesso tempo così intrecciati?

R: Baciarsi e leggere sono entrambe richieste di contatto, Aurora e Giovanni hanno vent'anni, sete di conoscenza: è con l'amore (per l'altro o l'altra, per la letteratura) che cercano di capire chi sono e che posto possono occupare nel mondo.

D: Aurora e Giovanni: tanta voglia di salvare il mondo ma incapaci di salvare se stessi.
In che modo questa disillusione rispecchia le difficoltà della nostra società contemporanea?

R: Forse più che la società contemporanea, in cui domina l'egoismo, penso a quello che sono stati gli anni Settanta: il tentativo di dar vita a un sogno rivoluzionario e comunitario, in cui la politica faceva da potente collettore.

D: Un sogno che porta inevitabilmente con sé l’incognita del domani, ma anche la forza dell’unione… Anche se non perfetti, comunque insieme, come direbbe qualcuno.
I protagonisti di questo romanzo, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Ma ti chiedo, Nadia: credi che l’unione, nonostante le loro imperfezioni e difficoltà, avrebbe potuto essere la chiave per superare ciò che li ha separati?

R: A volte sì, altre volte purtroppo bisogna arrendersi al destino.

D: Parliamo di te: come mi hai raccontato, in questo momento sei impegnata con il tour per "Quello che so di te" (Guanda, 2025). Come sta andando questa esperienza? Cosa ti sta dando questa nuova fase della tua carriera, rispetto a quella di "Gli anni al contrario" ?

R: Esordivo proprio dieci anni fa... Dieci anni di scrittura ininterrotta, di militanza della lettura. Credo di essere molto cresciuta, ma in fondo rimasta quella picciridda che alla fine del libro scrive la storia dei suoi occhi. La sto ancora scrivendo, Quello che so di te è un altro tassello.

D: E io ti auguro di aggiungerne sempre di nuovi.
Nadia, grazie per la tua immensa disponibilità. Prima di concludere ti chiedo di lasciarci con un saluto ai lettori del Notiziario delle Isole Eolie, direttore Bartolino Leone. Lipari ti aspetta a braccia aperte!

R: Amo le isole Eolie, da brava messinese le considero il mare più bello che esista! Spero di venire presto a Lipari per parlare dei miei libri ma anche e soprattutto per godere di una bellissima natura.

Mi saluta così, Nadia, con «un abbraccio», parole che oggi più che mai racchiudono un significato profondo di connessione e calore, capace di oltrepassare ogni distanza. Un gesto semplice, ma intriso di umanità, proprio come la sua scrittura, che arriva dritta al cuore di chi la legge. Proprio come nel suo ultimo romanzo "Quello che so di te", un viaggio alla ricerca di un’ombra di passato che, nonostante il tempo, si riflette nel presente.

Un cammino verso quei luoghi dove il tempo non è mai veramente trascorso, ma continua a vivere attraverso i legami che ci definiscono. Perché l’eredità non è solo un ricordo, ma un atto di cura e recupero che rende vivo un passato lontano, trasformandolo in parte integrante del nostro presente.

Come un filo invisibile che intreccia le storie individuali con quelle collettive, l’eredità diventa una sorta di "ponte sullo stretto" tra le epoche, un modo per comprendere la nostra "Mitologia Familiare", quella trama che ci unisce e ci fa essere chi siamo.

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